Alta Via del Sale

Alta Via del Sale

Di vie del sale ne esistono tante: antiche rotte di commercio nate dalla necessità di collegare i territori lontani dal mare alle coste, garantendo l’accesso a questa preziosa risorsa. In alcuni casi tale necessità non si fermava nemmeno di fronte a territori tutt’altro facili da attraversare.

È il caso dell’Alta Via del Sale, un tratto della rotta che collega Cuneo alle coste di Ventimiglia e del ponente ligure sulle Alpi Marittime. Per necessità belliche parte di essa venne poi ampliata e resa carrozzabile dagli alpini a inizio ‘900 e contemporaneamente realizzata la linea ferroviaria Ventimiglia-Cuneo.

Qui il Forte Maggiore svetta e sorveglia la sottostante Val Roja, uno dei sei fortini costruiti verso fine ‘800 dall’Italia come deterrente per eventuali attacchi francesi, a testimonianza dell’interesse per queste montagne e valichi quali alti confini naturali da presidiare. Il fondo stradale cambia drasticamente ed entriamo in un nuovo paesaggio.

Chilometri di strada bianca che si snoda per buona parte attorno i 2.000 m di quota, fendendo un ambiente simil lunare in maniera talmente armonica e discreta che sembra voler disturbarci il meno possibile. Il massiccio del Marguareis in effetti è un esteso blocco calcareo che restituisce un paesaggio carsico d’alta quota. Ruvido, arido e frastagliato, con qualche raro pascolo qua e là, ma con scarsa vegetazione, quindi scordatevi qualsiasi albero a darvi ombra.

Attraversando questa landa dal fondo aspro e dall’aria sottile si giunge al rifugio Don Barbera, meta obbligata per escursionisti e importante punto di appoggio per i mandriani e i pastori che ancora mandano avanti una delle tradizioni locali.

D’ora in poi il paesaggio cambia drasticamente. Aggirata l’ultima cresta di roccia calcarea il terreno permette finalmente la presenza di un’estesa foresta di aghifoglie che si spalanca a perdita d’occhio appena superato il crinale.

Attraverso la sua confortante ombra e con la ricca vegetazione di sottobosco a fare da cornice, continuiamo a mezza costa sul crinale di confine tra Italia e Francia, frontiera che riattraversiamo brevemente al Passo del Tanarello, da dove la vista è davvero mozzafiato.

Oltre a poter ammirare il massiccio del Mercantour, nelle giornate giuste è possibile osservare l’intero arco appenninico ligure fino a scorgere quelle che sembrano le prime vette dell’Appennino emiliano, il golfo di Genova e il mare che stiamo raggiungendo.

Rimangono da superare Cima Marta, Monte Grai e Pietravecchia, le ultime montagne sopra i 2.000m che accarezzeremo in salita lungo i loro versanti, al contrario del fondo stradale poco gentile ed accogliente per le nostre ruote e le nostre braccia. Strada non proprio adorabile e marcatamente smossa anche nel tratto finale di discesa che dalle caserme del Grai ci porta a Colle Melosa, ma compensato dal paesaggio che ci accompagna fino al lago Tenarda.

Da qui comincia a sentirsi l’odor di salsedine ed ha inizio una lunga discesa su asfalto che in realtà non disdegniamo affatto. Del resto la distanza dal mare è poca ma la stanchezza tutt’altro, e l’idea di un tuffo in acqua ci da la spinta per concludere la traversata sulla strada provinciale della val Nervia, togliendoci di dosso la polvere e il sudore nelle acque del Tirreno.

INFO GENERALI

Limone e Ventimiglia sono collegate da una linea ferroviaria con quattro corse al giorno della durata di due ore circa. Si può quindi raggiungere una delle due località in auto per poi usare il treno all’andata o al ritorno.
Lungo il percorso si trovano abbastanza punti ristoro, rifugi e fontane, ma è consigliabile partire con una buona scorta di almeno 1,5 litri d’acqua.
Data la natura del fondo stradale è consigliata la mountain bike o – se vi piace soffrire – in gravel con coperture generose (a partire da sezioni di 40mm o maggiori).